Presentazione libro “Il Quinto Stato”

29 novembre 2013: Presentazione del libro “Il Quinto Stato” di Giuseppe Allegri e Roberto Ciccarelli, Casa editrice Ponte alle Grazie 2013
Roberto Ciccarelli, giornalista freelance, filosofo e blogger, parla di lavoro indipendente e precario insieme ai coworkers di Re Federico, community di lavoratori free-lance che a Palermo, da un anno, condividono spazi di lavoro, opportunità e pratiche di sharing.
Come è cambiato il mondo del lavoro di oggi? Come orientarsi nella selva di contratti cosiddetti “atipici”? E soprattutto come difendere i diritti basilari di ogni lavoratore? La prima parte del libro spiega che cos’è il Quinto Stato: lo stato di apolidia in patria in cui vivono almeno otto milioni di italiani che svolgono un lavoro autonomo, precario, sotto­pagato, in nero, un’attività dell’economia informale che sta emergendo con forza nella crisi. La seconda, è un’inedita ricostruzione storica che attraversa la storia europea alla ricerca delle radici del lavoro autonomo; per finire il libro racconta le strategie adot­tate dal Quinto Stato per rispondere all’impoverimento, all’insicurezza e al terrore del fallimento individuale e col­lettivo. E qui sta il legame con il mondo del coworking e con l’esperienza palermitana di Re Federico: migliaia di persone sono oggi impegnate nella defi­nizione di un orizzonte di vita in comune, dove i lavoratori indipendenti si autorganizzano, rigenerano le antiche radici del mutualismo operaio sette-ottocentesco con nuove declianzioni ispirate all’idea di un concreto welfare universale.
Il Quinto Stato è una condizione sociale che si è radi­cata nel lavoro indipendente, si è affermata nelle vecchie e nelle nuove professioni (dagli avvocati agli architetti, dai ricercatori ai consulenti, ai grafici o agli esperti di marke­ting in rete), e in tutte le attività non subordinate, precarie e intermittenti. In esso potrebbe rispecchiarsi chi conduce un’auto-impresa o esercita il lavoro autonomo nell’ambito delle relazioni organizzative e dei beni immateriali, i precari della pubblica amministrazione, dei servizi, della cultura e informazione, del commercio, della logistica o dell’industria manifatturiera. Ci sono anche gli stagisti, gli apprendisti, i tirocinanti, molti dei quali sono diplomati o laureati. C’è chi lavora nelle cooperative, con la partita IVA o con uno dei quarantasei contratti «atipici» esistenti in Italia”.

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