STEFANIA ZANNA

Ho incrociato Re Federico quasi per caso, parlando con gli amici che mi esponevano l’idea di un luogo di COhouse, di COwork, di COnonsoche…. Era la prima volta che sentivo tutte quelle parole, e soprattutto la parola “co-work” mi colpì immediatamente, lasciandomi incuriosita da quel piccolo, significativo, allusivo CO ante tractinum. Piccolo, significativo, allusivo ma anche un po’ preoccupante: “che vorrà mai dire quel CO?”. Usa al lavoro in solitaria, progettista culturale-libero professionista-donna in carriera-imprenditrice di me stessa, mi sentivo in perenne competizione con tutti i colleghi che incrociavo sul mio cammino. Il CO non era previsto. Il CO non rientrava nel mio vocabolario. Eppure… Eppure quel piccolo CO ha cominciato a diventare per me motivo di stimolo e di riflessione, mi ha spinto a cambiare mentalità ed a cominciare a pensare che un’alternativa era possibile.
Quel CO è la particella significativa di questo meraviglioso, affascinante, evocativo palazzo che non posso più fare a meno di frequentare: un luogo dove è possibile COndividere le proprie idee e incrementare i risultati, COprogettare e dividere gli sforzi, COalizzarsi e moltiplicare i contatti. Un luogo che è un ufficio ma è anche, per me, una casa.

E “certe case sono navi, contengono passeggeri con biglietto di prima classe e clandestini. Si riempiono e non scoppiano mai, poi si svuotano e restano lì a galla, leggerissimo moto perpetuo. …. E’ una fortuna non di tutti quella di frequentare una casa-nave dove trovare il ricordo di chi l’ha attraversata. I nuovi arrivati si annodano al polso i fili che trovano e se li portano via, gli assenti rivivono, i passeggeri disfatti lasciano tracce perpetue e tutti appartengono, infine, a quel luogo. Per sempre. Davvero per sempre, che è così raro sia vero”.